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SINOSSI

Agnese Malaspina è una grafologa forense. Il che suona sempre molto intrigante per chi ha le idee confuse su cosa sia
la grafologia forense. Come deve averle Barbara Bassano quando contatta Agnese per una brutta faccenda di lettere anonime. L’incarico, accettato più per pietà che per convinzione, assume tutt’altro peso quando Barbara viene rinvenuta cadavere. Quello che sembra il suicidio di una disperata non convince Agnese che, da teorica della non particolare intriganza del suo lavoro, si ritrova catapultata in un autentico intrigo. Inizia così un’indagine per vie traverse, accidentate e accidentali, unite da un solo filo: quello grafico. Altri enigmi, grafologici e non, andranno a scompigliare la strana primavera di Agnese:
un testamento scritto a penna rossa, un girotondo di puttini grassi e un paio di scarpe di dubbia provenienza. Il tutto in una girandola di personaggi in tinta con il (fin troppo) generoso contributo che solo una città di mare del Sud Italia può offrire.

Linda Di Giacomo

Qualcosa in comune con Agnese Malaspina ovviamente ce l’ho. La mia vita si svolge tra due città di mare, entrambe del Sud Italia. Quella di Agnese ne è una sintesi immaginaria. Siamo tutt’e due grafologhe, io anche docente e copywriter. Come lei ho due figli ma non gemelli e non già adulti, quindi sempre tra i piedi. Non ho due ex mariti ma uno solo ancora in carica, quindi tra i piedi anche lui. Proveniamo da una tipica famiglia meridionale ma la mia è più numerosa e in continua riproduzione. Entrambe annotiamo parole straniere che ci colpiscono, ma sospettiamo che nessuna esprima certi concetti meglio della nostra lingua madre. Che non è esattamente l’italiano. Potrei dire che condividiamo una certa visione della vita, ma non sempre è vero. Su diverse questioni non siamo affatto d’accordo. Ah, naturalmente io sono più giovane di lei e non ho avuto bisogno di rifarmi il naso. Tiè.

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