Il contesto in cui operano le imprese – e di conseguenza il mondo del lavoro –  stanno vivendo profonde e rapide trasformazioni  ed è sempre più evidente che le risposte ai tanti quesiti che stanno emergendo riguardo al futuro delle nuove e delle attuali generazioni, non possono arrivare solo dal sapere scientifico.  Nel mondo del lavoro è necessario disporre di profili personali in cui, accanto alle competenze scientifiche, ci siano anche le soft skills,  competenze sempre più indispensabili che appartengono al mondo umanistico.

Capacità di entusiasmarsi, di entusiasmare , di fare squadra e saper comunicare, flessibilità, adattabilità, attitudine alla creatività e all’innovazione, intelligenza sociale, resilienza, leadership…; ed inoltre alfabetizzazione digitale, capacità di gestire in tempi brevi decisioni e risposte, concretezza esecutiva, autonomia decisionale, senso della strategia. Queste alcune soft skills che devono affiancare una solida preparazione scientifica (skills specialistiche) per capire ed affrontare il veloce cambiamento culturale in atto e offrire un valido aiuto nella selezione delle persone da assumere in azienda.

Ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro oggi viene richiesto quindi di essere degli specialisti con grande apertura mentale. E di possedere una visione di lungo termine, perché devono “abitare” il presente con idee adeguate alla situazione in cui sono inclusi (con consapevolezza) e nel contempo avere lo sguardo rivolto al futuro;  il lavoro va reinventato di continuo  in quanto in progressiva e radicale trasformazione tecnologica e sempre più difficile da immaginare: i lavori del domani oggi non esistono ancora.

In questo contesto ricco di incertezze ma anche di nuove opportunità la “pietra angolare” è l’individuo, insostituibile nel suo ruolo creativo e direttivo nel mondo digitalizzato ed è proprio l’uomo, nella sua interezza, oggetto di studio della grafologia.  Uomo composto di chimica (una chimica del corpo), di psiche, di spiritualità, di socialità, di sentimenti ed emozioni. Un essere complesso quindi, in cui interagiscono questi diversi aspetti che lo compongono e si influenzano al punto che se uno “sballa”, anche tutti gli altri ne risentono.

E la scrittura in tutto questo? La scrittura, frutto del pensiero e processo motorio, è da un lato lo “specchio” che riflette chi siamo e dall’altro il “termometro” dei nostri stati d’animo e pertanto varia non solo in base all’età ma anche in base al nostro vissuto. Pur mantenendo specifiche caratteristiche che rendono la grafia riconoscibile, anche a distanza di anni, come appartenente alla stessa persona. Come per le piante ogni stagione determina cambiamenti nella chioma e nei rami, così la nostra scrittura è soggetta a variazioni e aggiustamenti continui ma la “radice” della scrittura, la sua struttura più intima, rimane la stessa.

La grafologia è una disciplina scientifica con una sua peculiare caratteristica: una scientificità “umanistica”, in quanto si rivolge all’uomo nella sua globalità. La medicina ha una sua scientificità, ma la sua efficacia varia da individuo a individuo non solo in base alla chimica del corpo ma anche alla psiche, aspetto potentissimo che può determinare la guarigione a dispetto di una diagnosi contraria, così come può indurre ad ammalarsi; può far sì che una persona si senta vincente o che invece si abbandoni inerme al flusso delle situazioni.

La scientificità della grafologia passa attraverso valori misurabili in base a una precisa scala di riferimento. Parametri riscontrabili e confrontabili nelle diverse grafie. La connotazione umanistica risiede nel fatto che tali parametri non possono essere assoluti in quanto si riferiscono a delle persone e ogni persona è in sé unica. Ecco la sfida della grafologia: quella di cercare di capire, attraverso la scrittura –  e anche i disegni – chi è la persona che si sta esaminando. Sia che scriva in corsivo, sia che ricorra allo script o allo stampatello, oggi molto più diffusi tra le nuove generazioni e parimenti “grafologabili” nonostante a volte appaiano più impersonali.

A volte la grafologia viene etichettata come poco attendibile, in parte per una conoscenza superficiale di questa disciplina ma anche a causa di divulgatori non affidabili e improvvisati. Un attento esame delle componenti grafiche di uno scritto, infatti,  può stupire per la quantità e la qualità delle informazioni che emergono sullo scrivente; pertanto è necessario, più che in altri ambiti, poter contare su professionisti adeguati per serietà e preparazione, che possano interagire in modo valido con altre discipline. Ecco perché il grafologo può affiancare altre figure all’interno e all’esterno dell’azienda, perché al centro di questa narrazione c’è l’uomo e il grafologo in modo affidabile e non invasivo può aiutare ad individuare quali candidati possano essere più idonei per affrontare con successo  un percorso aziendale a breve – medio – lungo termine. Valorizzando in tal modo la persona attraverso la realizzazione individuale e collettiva.

Alcuni dati utili alle aziende, che emergono dalla scrittura, sono per esempio apertura mentale, capacità o meno di mettersi in gioco, di lavorare in team, intelligenza sociale e resilienza, qualità quest’ultima indispensabile per affrontare le difficoltà in modo combattivo senza abbattersi, rimanendo nel contempo aperti alle novità. Ma anche fragilità, disagi, vissuti esistenziali, insicurezze: fattori che, se ben incanalati, possono trasformarsi in preziose risorse per l’azienda e per la società.

Le nuove tecnologie, sempre più pervasive, richiedono freschezza e agilità di pensiero e creatività: caratteristiche più facilmente riscontrabili nei giovani, i quali tuttavia mancano di esperienza, “ingrediente” indispensabile oggi perché l’innovazione fine a se stessa non porta a nulla, deve essere valutata e interpretata con intelligenza, attraverso il bagaglio di esperienza che genera valore. Altrimenti rischia di rimanere un virtuoso sapere astratto senza un risvolto sociale, culturale ed etico. E l’analisi della scrittura è in grado di dire se il candidato in esame è un fattivo concreto  – capace di affrontare i cambiamenti con intelligenza emotiva – o se è al contrario un fattivo velleitario, avulso dal contesto reale. E se è capace di affrontare le sfide con la rapidità che sembra connotare questa fase di transizione.

Anche il grafologo, che opera analisi finalizzate all’orientamento scolastico e professionale, deve dunque mostrare di possedere elasticità e velocità nell’aggiornare le sue conoscenze per decodificare quali skills sono richieste a nuove figure professionali quali area manager e team leader (i vecchi capi reparto e capi squadra), operational technology (responsabile di tecnologia digitale), analytics developer, data scientist, chief digital officer, per citarne alcune. Ma anche per rilevare dalla scrittura le soft skills sopramenzionate, che garantiscono quella disponibilità ed apertura al cambiamento, che oggi risulta quanto mai indispensabile e trasversale in tutti i lavori, sia di stampo umanistico sia scientifico.

La sfida è trovare le competenze giuste in un mondo in cui i paradigmi tecnologici cambiano, in cui si assiste ad un progressivo disallineamento tra domanda (di competenze inedite) e offerta. Un mondo in cui va ripensata la dialettica tra i lavoratori e una innovazione tecnologica sempre più pervasiva, in cui i professionisti (non solo i giovani, ma anche i senior) sono chiamati ad una formazione continua innovativa (lifelong learning) per mantenersi competitivi. Un mondo in cui i giovani vogliono essere messi alla prova ed essere valutati non solo attraverso il loro CV ma per quello che sanno fare concretamente. Un mondo in cui il senso di insicurezza aumenta in quanto il lavoro flessibile, lo smart working o gig economy, sta gradualmente ma velocemente rimpiazzando l’impiego tradizionale.

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